Ma no che non è niente.
Sono in ritardo, trafelata come ogni giorno, come sempre. Ma non è niente, sto bene. Sto bene e ridevo da sola e mi dicevo che ero diventata pazza, pazza isterica, anche.Ma ridevo. Certo mi fa un gran bene. Ma questa frase non ha soggetto. Chi ti fa un gran bene, che cosa, dove, perché?. Ma rido. Rido perché mi sento Meg Ryan in C'è Posta per Te, e chissà chi ha avuto quella balzana idea di chiamare allo stesso modo un programma Tv principe del trash. Sto bene. E rido. Perché mi sembra quando negli anni 70, era di moda avere un pen friend. Avevo un pen friend di Stoccolma, facevo la terza media e gli scrivevo in inglese. Che storie. E che bugie, anche. Raccontavo di avere un cavallo, un acquario coi pesci e di mangiare la pizza ogni sera. E lui, di essere figlio di un diplomatico e di avere un gatto di nome Kirk. Ma era tutto in un inglese stentato, i fogli coi fiorellini e le Hello Kitty e di fianco il dizionario. A qualcosa servirà, mi dicevo. Come ora. Serve. Serve ad avere pensieri liquidi, a sorridersi ogni tanto, a dirsi, che farà adesso. Oppure, questa proprio gliela devo raccontare. Le bugie, stavolta non servono, non fanno parte del gioco. Sarebbe barare dall'inizio e così non si fa. Sa abbastanza di me,gli piacciono i miei occhiali, ha una foto sul web dove ha un sorriso che stende. Scrive e basta. Chiacchieriamo, ridiamo, già, come si fa a ridere scrivendo chi lo sa. Ma si fa. So che film gli piacciono, sa i libri che ho letto, la musica che ascolto, il colore che mi piace, so che è il secondo di tre figli, so quello che fa, la moto che ha. Quasi tutto. Quasi niente, ma abbastanza. Non ci vedremo mai, forse neppure saprò mai se ha la s che scivola o la voce bassa . Ma è un regalo che voglio fargli. Un po' del mio scrivere che parla di lui. Perché oggi che non c'è mi manca. E volevo dirglielo.
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laura@bertetti.it