"Pikolo mi prega di ripetere. Com'è buono Pikolo, si è accorto che mi sta facendo del bene. O forse è qualcosa di più:
forse, nonostante la traduzione scialba e il commento pedestre e frettoloso, ha ricevuto il messaggio,
ha sentito che lo riguarda, che riguarda tutti gli uomini in travaglio, e noi in specie; e che riguarda noi due, che osiamo
ragionare di queste cose con le stanghe della zuppa sulle spalle".
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E' una frase che mi ha colpito per il suo messaggio molto profondo.
Essa è preceduta da una citazione che Primo recita a Pikolo mentre portano
la zuppa agli amici che lavorano.
Primo cita dei versi de Il canto di Ulisse della Divina Commedia di Dante e
attraverso quei versi gli sembra di non essere più lì, di essere in Italia, a casa,
con gli amici e le persone che ama e soprattutto LIBERO.
E il giovane Pikolo sente che quelle frasi lo riguardano, come riguardano tutti i prigionieri
del campo.
Primo voleva lanciare un messaggio a tutti gli uomini che si trovavano nel
Lager: voleva dire loro: svegliatevi, non arrendetevi! Non perdete la speranza, non date ai nazisti la soddisfazione
di vederci piegati al loro volere, non dimostrategli che siamo più automi che uomini, ricordate che siamo liberi,
ricordate che siamo uomini.
E a lui e al suo amico Pikolo sembrava ridicolo pensare a quelle cose grandiose reggendo le stanghe della zuppa.
irene gonzalez