2001



Sensomutanti -l'amore ai tempi del DA.SPO
Domenico Mungo

Il freddo delle mie mani mi ricorda la sensazione che provai il giorno che mio padre morì. Lui giaceva nel reparto di rianimazione, sembrava che dormisse. Sorrideva quasi con gli occhi socchiusi. Il primario aveva appena comunicato a me e a mia madre che non avrebbe superato la notte e che l'ictus che gli aveva devastato il cervello non ce lo avrebbe mai più restituito come prima. Urlai dentro di me. Un urlo lancinante, ma muto. Il dolore più assurdo che ho mai provato, sordo e inodore. Tagliante come un laser. Invisibile ma devastante. Volli vederlo per l'ultima volta, accarezzarlo salutarlo. Lo baciai sulla fronte e gli accarezzai le mani. Erano calde, vive. Il giorno dopo, nella camera ardente, la morte si era completamente impossessata di lui. Era bianco vitreo. Il rossore che colorava la sua pelle la sera prima in sala rianimazione, aveva lasciato il passo ad una maschera di cerone, come quella degli attori di teatro. La sua espressione non sorrideva più, il viaggio era iniziato e doveva essere duro dover lasciare il mondo a 50 anni, così all'improvviso. Mentre mi chinai per appoggiare la sciarpa della Fiorentina e una bandiera rossa dentro la bara gli sfiorai le mani. Non dimenticherò mai quel gelo. Quella sensazione di immobilità perenne. Di inerzia priva di calore, di vita. Lui non era più li, era rimasta la sua carcassa vuota e inutile. L'anima era passata nel mio cuore la sera prima, quando lo avevo baciato. Il dolore e' necessario alla memoria. Se non hai sofferto l'attimo non puoi ricordarlo per sempre. Svanisce come le bastonate rosso bluastro violaceo livido e poi via. Dentro l'anima no. Se hai sofferto, dentro il livido non evapora%85 Le lacrime rigano i volti, segnandoli come l'aratro che traccia il ventre della terra madida di aspettative per il seme che andrà a fecondarla. Ma il frutto può anche non sbocciare mai, o venir su marcio. Dipende dal seme. Dipende dalla terra. Dipende dal luogo.

lisa marziali