2001




Il contrario di uno
Erri De Luca

Per noi due stretti di fianco la ressa dei compagni, la confusione dell'osteria gremita era uguale ad una nicchia di bosco, in cui stare invisibili appartati. Ci parlavamo a due centimetri tra bocca e faccia, ogni parola era un mezzo bacio, arrivava all'altro con il gusto d'insalata, di minestra. Se ci scappava un bacio era per concludere un discorso. Un'allegria serissima sviluppava l'amore. Era leale, senza sforzo di fare bella figura, senza scuse né grazie e altre partite doppie . E se finiva te lo sbatteva in faccia che finiva, che uno dei due passava via e niente questionari, come mai, perché, come è successo, ma tu m'avevi detto, scritto, fatto: niente, perché il mondo scoppiava di rivolte da seguire e tu con le tue coronarie costipate eri da schiaffi prima che da ridere. Giusto, ma intanto non mi era capitato ancora e non lo sapevo come era il guasto della sua mancanza. La ragazza passava via da me e uno schifo di dolore mi pigliava, ero rincitrullito a indolenzirmi tanto, a lacrimare dietro i pugni stretti. Uno che sceglie di stare con la moltitudine, può mai farsi azzoppare dalla perdita d'intimità con una persona sola? Non gli basta fare coppia con i molti? La sorpresa di non sedermi accanto, di sedermi e basta, di parlare agli altri e non guardarla mentre mi ascoltava, la sorpresa di parlare e basta, e tutto il resto del dafarsi senza una sua parola, il dafarsi e basta, mi faceva sbandare, la sorpresa. La solitudine che fa i peggiori agguati nella gioventù, l'avevo contrastata con lei o con la comunità dei molti arrabbiati di giustizia? Allora non lo sapevo e oggi non lo so più, ma ci deve essere stata un'ora mia per conoscere di cosa era fatto il rovescio delle solitudini, il contrario di uno.

Co without Spillo