CINEMA SPLENDOR, ORE TRE
by Federico Marozzi

Era il primo maggio del 1982. Festa dei lavoratori. Anche per noi, militari di leva, quel giorno era un giorno di festa. Questo significava che potevamo andare in libera uscita all'una invece delle sei del pomeriggio e, se riuscivi a strappare un permesso, potevi anticipare il tutto alle nove. Ma non era necessario. Dopo la sveglia, la colazione e l'alzabandiera ero rimasto seduto in branda a leggere un libro, a sfogliare i giornali e le riviste che avevo comprato al bar. Mi ero fumato quattro sigarette e aspettavo senza ansia che arrivasse l'una per poter andarmene un pò in giro. Erano quasi due mesi che ci trovavamo a Sassari e ci saremmo rimasti fino alla fine del CAR, probabilmente ancora una ventina di giorni, prima di essere spediti alle caserme o ai distretti di destinazione.
Il plotone cui appartenevo era diviso in squadre di quindici reclute ciascuna. Ogni squadra aveva un caposquadra. Questi aveva il compito di andare a prendere la posta, portare gli indumenti in lavanderia, rappresentare gli altri ogni volta che fosse stato necessario. Non solo. Il caposquadra godeva di un privilegio che venne svelato solo quel giorno e mi procurò occhiatacce e qualche insulto dissimulato. Il caposquadra non faceva le corvee-cucina. Questo era il servizio di gran lunga più pesante. Sveglia alle cinque, trasferimento in cucina, preparazione della colazione e la somministrazione relativa. Poi, di seguito, pulire i locali mensa, preparare e servire il pranzo, pulizia locali e delle stoviglie, preparare e servire la cena, pulizia dei locali e delle stoviglie. Alle undici, più o meno, le squadre tornavano nelle camerate. Mai visti sguardi più distrutti. Il tempo di svestirsi e crollavano di schianto nel letto. Una volta ricordo che ero passato in mensa. Saranno state le tre del pomeriggio. C'era una recluta, in piedi, dentro una pentola a pressione grande come quelle dei cannibali, completamente ricoperto di schiuma, che cercava di pulirla. Mi sono sempre chiesto se fosse scalzo o portasse gli anfibi.
Quel primo maggio la mia squadra era di corvee-cucina. Loro erano anche i miei amici, quelli con cui la sera uscivo e andavo in giro, a cena, a passeggio, al cinema. Di fatto, quindi, quel giorno ero solo. Ma non c'era problema.
All'una mi infilai una lacoste bianca sopra i jeans, scarpe da riposo bianche Stan Smith e uscii dalla caserma avviandomi verso il centro. Era una camminata di un paio di chilometri. Ma non c'era fretta. Avevo pranzato in mensa. Pensai di fermarmi a prendere un caffè. Ma non c'era fretta, veramente. Mi accesi la quinta sigaretta e imboccai un lungo vialone che portava in centro. C'era un sole ventoso e secco. Si stava bene. Verso le due arrivai in centro. Presi un buon caffè in un posto che era abbastanza rinomato. Fumai un altra sigaretta seduto al tavolino. Poi pagai e uscii. Mi sedetti in una panchina all'ombra, come fanno i vecchi. Mi resi conto di non avere nulla da fare.
A quel punto pensai di prendere un bus e di andare verso la costa. Che altro potevo fare? Questo pensiero mi imbarazzava. Rischiavo di annegare in un bicchiere di noia. Decisi che no, non sarei andato verso il mare, decisi che sarei andato al cinema, se ci fosse stato qualche film decente.
Mi alzai dalla panchina e andai verso i cartelloni che si trovavano lì vicino. C'erano tre film in programmazione. Un porno di Joe D'Amato, niente male pensai, quelli erano porno di qualità, Conan il Barbaro con Schwarzenegger che non mi interessava e Reds il film di e con Warren Beatty. Ah, questo, mi sembrava buono. Poi era anche molto lungo, se non mi sbagliavo ricordando qualche recensione che avevo letto. Decisi che sarei andato lì. Guardai l'orario di inizio. Le tre. Il mio orologio segnava le due e un quarto. C'era tempo. Guardai dove lo programmavano. Cinema Splendor. Non c'ero mai andato, non sapevo nemmeno dove fosse. Comunque doveva essere dalle parti del centro. Avrei chiesto a qualcuno. Mi sentivo indolenzito, le panchine sono massacranti.
Tornai verso la piazza. La trovai deserta, completamente vuota. Non c era anima viva. Ora era anche tutto chiuso, anche il bar dove avevo preso il caffè. Bèh, era la festa dei lavoratori d'altronde. Camminai e attraversai la piazza, ne uscii e imboccai un viale alberato tangente che si allungava da una parte e dall'altra. Decisi di andare verso destra.
Camminavo lento e solo. Era buffo. Non c'era nessuno a cui chiedere dove fosse sto benedetto Cinema Splendor. Tanto mi ci sarei imbattuto comunque prima o poi, erano tutti in centro. Mi stupiva anche un altro fatto. Nessuno del plotone stava in giro. Dove diavolo erano andati? Rinunciai a sapere e continuai a camminare. Al primo bivio uscii dal viale imboccando una strada verso destra. Stavo praticamente girando attorno alla piazza. Qui avrei incontrato qualcuno, sicuro. Quello che vidi, invece, fu un viale deserto. Mi venne da ridere. Mi fermai e mi sedetti. Guardai l'orologio. Le due e mezza, c'era ancora tempo. Mi accesi un altra sigaretta giocando con le sbuffate di fumo.
Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna. Prima o poi passerà qualcuno. Non passò nessuno nei dieci minuti che seguirono. Finii la sigaretta, la spensi pestandola con il piede, mi alzai e mi rimisi a camminare. Tornai verso la piazza. Ormai dovevo muovermi, mancavano venti minuti all'inizio del film. Non c'era nessuno. Cominciai a non credere a quello che stava succedendo. Ma era così.
Ormai erano quarantacinque minuti che camminavo e non avevo visto una, dico una, persona. Cominciai a camminare per le stradine attorno al centro, ormai avevo accelerato il passo, cominciavo ad avere fretta. Niente, nessuno, neanche una macchina, un motorino, un ciclista. Niente. Era incredibile. Decisi di prendere un vialone che non avevo ancora percorso. Attraversai un fiume e mi si aprì davanti questa via ampia e alberata. Fu a quel punto che le vidi.
Due ragazze, una più alta dell'altra, che camminavano nella stessa direzione. Erano vestite di rosso e di nero. Erano duecento metri davanti a me. Allungai il passo, quasi mi misi a correre. Le raggiunsi dopo poco. Ero quasi trafelato. Le fermai toccando la spalla di quella più alta che si girò e non dissimulò uno sguardo sorpreso. Feci un cenno della mano come per dire fatemi prendere fiato. Loro sorrisero.
Scusate, sapete dirmi dove si trova il Cinema Splendor? Loro sgranarono gli occhi, mi guardarono scuotendo il capo allargarono le braccia ed emisero un suono gutturale indecifrabile. Capii subito. Erano sordomute.
Allargai le braccia, scoppiai a ridere mentre loro non capivano e si accigliavano con una punta di rabbia a stento trattenuta, alzai gli occhi al cielo. Davanti a me vidi la scritta: CINEMA SPLENDOR . Guardai l'orologio. Erano le tre.


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