APPUNTI QUOTIDIANI.... CONTINUA
by giovanni paquola
I TRENI DELL'ANIMA
Sparisci così. Sulla schiena di un serpente metallico, instancabile, che chissà quanti amori avrà portato via. Inghiottita dai rumori - i fischi delle locomotive, gli annunci delle partenze e degli arrivi, il via vai dei visi sconosciuti - sei corpo in dissolvenza. Mi volto ancora un attimo, per scoprire che ormai sei troppo lontana, che non c'è più tempo, parole, e il desiderio di fermarti, e il presente, e quello che verrà, ed il rumore che diventa suono (interiore). Ancora un attimo e sparisco, anch'io, dentro a un mondo sotterraneo.
Non è solo il desiderio nascosto dentro ai pantaloni, ma anche quello laggiù in fondo, nel più profondo del cuore al di là della retorica, dove a volte ritrovo la malinconia, i colori confusi, lo sferragliare dei sentimenti, che sento così pesanti. Forse perché più vicini al centro di gravità dell'essere. Come vorrei, invece, che la neve cadesse leggera, senza rumori, in una campagna bergamasca di tanti anni fa.
Non so se sia questa legge naturale che governa l'equilibrio dei sistemi, fatta per essere infranta, come l'uomo fa da sempre, l'attrazione dei poli che danno un senso al girare inarrestabile della terra, ma certo questa mia natura inquieta è in parte responsabile del girare del mondo interiore.
I poli si attraggono e respingono con una forza che incatena l'amore al di là degli altri e delle cose. Mi accorgo che sono quasi a casa su questo treno che mi porta da un'altra parte, col cuore in tasca dei pantaloni, e il nord e il sud che s'incontrano.
Due treni in due direzioni opposte non s'incontreranno mai, ma è proprio questa la magia e la forza dell'incontrarsi in un altro luogo. L'altrove è quaggiù, che mi batte nel petto. E' per questo che lo chiamo amore.

RISPOSTA AD UN'AMICA
Convolvolo. Che strana parola, non ricordo che tipo di pianta sia (apprendo dal dizionario che trattasi di un rampicante).
Il nome ricorda qualcosa d'intricato, intrecciato, che so, una forma strana. Probabilmente per questo sarebbe adatta ad incoronare qualcuno. Una volta usavano il lauro, sommo riconoscimento per un Poeta. Ora il massimo riconoscimento, a parte il Nobel, è passare in trasmissioni cretine, noiose, tra giochini e aiutini, giornalisti lecchini e stronzate del genere. A volte però non c'è bisogno di scrivere frasi pompose, compiacersi della notorietà, della fama, veder straboccare parole dalle ampolle di una cultura che forse sta seccando come il lauro sulla testa dello scheletro di Petrarca. Jovanotti dice "questo è l'ombellico del mondo, un posto dove non si sa dove si va a finire". Eppure lo sappiamo tutti dove si va a finire, lo sanno quei nomi consumati dal vento, dal sole, dalla pioggia, dal dolce riposo antico all'ombra dei gelsi.
Però, come metafora funziona. Non si sa dove si va a finire. Questo mondo strano, lacerato, disincantato, consumato, ferito, straziato, è proprio uno strano mondo. Tra chiare, fresche e dolci acque, e mostri di metallo che rombano di dolore, siamo divisi tra dentro e fuori, mondo interiore e mondo "al di fuori", alla ricerca di un'identità forse perduta, o forse mai trovata.
Hai ragione. Forse un punto di partenza è il ritmo. Il ritmo della natura, delle cose, del mondo, delle persone. Il battito del cuore, il respiro, il rumore del mare, del vento, della pioggia sulle foglie degli alberi. E poi ancora il ritmo dell'acqua che scorre tra i sassi, della neve che cade silenziosamente fredda, dello scoppiettio del fuoco. E poi il ritmo del giorno e della notte, delle stagioni, degli anni. Hai ragione. La natura è ritmo, e musica; anche noi come natura possiamo creare la nostra melodia, costruire le nostre linee armoniche, immaginare i nostri arpeggi.
"So che morirò quando non saprò più immaginare il mio vivere", una società muore quando non sa più immaginare il proprio futuro; quando non sa più immaginare un mondo diverso. E' così che si rubano i sogni. E' così che si deruba la natura; non dargli più un futuro. I potenti della terra, i colonizzatori della mente, i conquistadores del terzo millennio, lo sanno bene. Una volta era "dividi e impera", oggi è "distruggi e governa".
Secondo una leggenda dell'antica Grecia la musica fu scoperta da un semidio, allorché, camminando, urtò un guscio di tartaruga rinsecchito su cui era teso un tendine e si accorse che il suono che ne uscì assomigliava al suono celestiale del suo mondo. Pensa quanta poesia, quanta magia, quanto mistero, in questo racconto. Chissà se l'uomo saprà ancora immaginare un mondo dove gli atomi non siano solo particelle infinitamente piccole da suddividere, analizzare, scrutare, incatenare, ingabbiare, mordere, tagliare, accelerare; chissà se saprà immaginare un mondo dove gli atomi sono atomi. Chissà!?
Io, da parte mia, nella mia piccola poesia, nel mio grande amore, lascio che la donna che amo sia la donna che amo, una donna, una nuvola leggera, un raggio di sole, la pioggia che rinfresca, il colore dell'amore; il ritmo. >

SENTIMENTO
Guardo l'ora. L'orologio è un rettangolo di plastica verde, semitrasparente, in cui ai quattro lati sono segnate solo le 12, le 3, le 6 e le 9. Sono, occhio e croce, dato che la precisione non è la caratteristica di quest'orologio, circa mezzanotte meno cinque. Andrei a letto a dormire, sono un po' stanco. Decido invece di fare un bel bagno caldo, lavare la testa, e, diciamo così, perdere tempo per rilassarmi.
In fondo non è male l'idea di perdere mezz'ora di sonno, ma lavare via un po' di stanchezza.
Incomincio a riempire la vasca, mentre, nel frattempo, leggo alcune righe di uno dei libri che ho sotto mano da alcuni giorni. Decido che il livello e la temperatura dell'acqua sono quelle giuste e m'immergo. Finalmente. E' piacevole questa calma che mi circonda. Mi sdraio un poco, appoggio la nuca sul bordo della vasca e chiudo gli occhi.
Penso ai momenti che abbiamo passato assieme. I nostri momenti. Ripercorro le giornate, le situazioni, quello che potrebbe essere stato e potrebbe essere. Viaggio con la fantasia. Tutte cose che ci appartengono, che sono parte di noi, e non potrebbero vivere indipendentemente da questo.
E' un po' come se avessimo messo dei geni in comune (intendo quelli del tempo, dei sentimenti, delle emozioni.) per dare vita a un qualcosa di diverso che appartiene a entrambi. Questa sorta di comunismo dei sentimenti e dell'esperienza rende l'idea del fatto che certe cose non hanno un proprietario, appartengono a chi le ha condivise. A chi verrebbe mai in mente (ma a qualcuno viene in mente anche questo, certe forme di commercio, alcune pseudoreligioni che promettono la felicità, non sono altro che un tentativo di mercificare l'anima) di chiedere l'esclusiva o il diritto di proprietà delle esperienze, dei sentimenti, dei momenti vissuti assieme?
Sarebbe una guerra. "Questo sentimento è mio", "questa esperienza l'ho brevetta io", "per quest'altro momento devi pagare il pedaggio". e così per tutte le situazioni, le emozioni, persino per le storie d'amore.
Sì, in effetti è straordinario. E' straordinario condividere qualcosa d'importante come la vita stessa, perché l'esperienza è anche questo, mettere a disposizione di qualcun altro un po' della nostra vita, senza dare e avere, senza chiedere interessi, senza profitto. Non è che sia un'attività "no profit", intendiamoci. Chi la intende in questo modo sbaglia. E' qualcosa di molto più grande, intenso, esistenziale.
Riapro gli occhi. Guardo nuovamente l'ora. Sono solo passati quattro/cinque minuti. Strano, mi sembrava di più. E' stato come se tu fossi seduta qui accanto a me, anche questo è un momento tutto nostro.

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