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| ORDINE DEL GIORNO by Federico Guglielmi
Notte, o quasi.
La città era la stessa di sempre con le sue ombre ed i suoi abbrutiti fantasmi metropolitani, Francis alla guida della sua 127 sport, ormai di antica memoria si dirigeva verso casa, un camion della spazzatura lo precedeva lasciando un disgustoso fetore, iniziò a picchiettare nervosamente sul volante cercando invano di seguire il ritmo dell’autoradio e chiedendosi se ci fosse per caso un piano comune per bloccarlo ogni qualvolta, con la testa nel panico, doveva tornare tra le 4 mura a lui note; non era serata. Prese a ripetersi, come in una sorta di mantra condominiale: - ordine del giorno, ordine del giorno… - come se mettere gli episodi che lo avevano squassato in riga potesse servire a creare chiarezza e lucidità di pensiero. - ordine del giorno, ordine del giorno, disordine del giorno - e picchiettò più forte sul volante. Cercò di fare un elenco dei suoi pensieri, c’erano priorità che andavano rispettate e il fatto che i suoi avessero deciso di separarsi andava messo di certo al primo posto. Era un fatto bizzarro, non c’è che dire, vivevano insieme da così tanto tempo e senza essersi mai amati, che per Francis rappresentavano un esempio di stoicismo senza eguali; ebbene si, senza amarsi, così che l’unica cosa che se ne potesse pensare era che avevano iniziato a lasciarsi circa 30 anni prima, cioè all’incirca mezz’ora dopo che si erano scambiati gli anelli del misfatto. Francis era obbiettivamente nero e spaventato dalla serenità con la quale aveva parlato ai suoi della necessità di prendere ciascuno una strada diversa, si chiedeva se fosse divenuto incredibilmente maturo, o incredibilmente incosciente, la risposta al momento affogava nel puzzo che quel dannato camion continuava a diffondere alle sue spalle. C’era un secondo punto d’affrontare, eppure il primo era così ingombrante che pensò bene di lasciarlo in discussione ancora un po’, chiamò a raccolta tutti i condomini della sua mente e valutò che era il caso di votare una risoluzione. Come prevedibile non arrivò a nulla, con qualunque parte della sua testa parlasse ne usciva fuori un gran macello, ciò nonostante continuava ad andare avanti a fantasticare su cosa sarebbe successo qualora una dei due avesse aperto la porta e fosse uscito fuori. Doveva sentirsi in colpa per le parole che aveva detto loro? Decise di andare oltre nell'esame del suo strambo ordine del giorno. Il camion era fermo sul lato della strada per raccogliere l’immondizia, era un buon momento per superarlo, ma come spesso accadeva la seconda non entrò e, perso l’attimo, si ritrovò ancora in quel turbine di fetore. Era davvero arrabbiato, l’innaturale distacco di prima era svanito, anche l’autoradio parve accorgersene e buttò fuori un cattivissimo pezzo di un qualche gruppo che ce l’aveva sempre su con tutti; lo cantò a squarciagola e gli sembrò che un po’ di rabbia venisse fuori assieme alla propria voce più che mai stonata. Il secondo punto del “disordine del giorno” non voleva prendeva corpo, o meglio era così indeterminato che Francis trovò giusto metterlo sotto la voce “varie ed eventuali”: poliziotto prepotente, ragazzini sprezzanti di ogni barlume di legalità, traffico inestricabile, e poi quel lento, lentissimo camion della spazzatura; ogni voce di quel capitolo lo mandava in bestia, sentiva di dover urlare, cantare non gli bastava più, tentò di recuperare un respiro decente ed un meditare meno convulso, ma come poteva farlo con quel fetore? Squillo il cellulare, e il ragazzo chiese a Dio chi mai potesse essere così inopportuno da cercarlo proprio nel bel mezzo di un faccia a faccia col caos di tutta una vita; fortunatamente dopo 3 - 4 squilli chiunque fosse la piantò e Francis fu di nuovo libero di godersi la sua confusione. Il nervosismo faceva sì che gli occhiali per un motivo o per un altro fossero sempre mal sistemati sul naso costringendolo ad aggiustarseli un numero infinito di volte, ma non c’entravano niente gli occhiali, così come non c’entravano niente il poliziotto, il camion, i motorini e il traffico, c’erano solo quei due bambini vestiti da adulti che stavano voltando pagina ed il loro ex e stufo bambino non sapeva se spingerli o arrestarli, perché di rimanere neutro non ne voleva sapere, trovava giusto avere almeno un ruolo in quello che bene o male avrebbe finito col influenzare il suo immediato futuro. La testa gli scoppiava e i polmoni invocavano pietà al cospetto di quel tremendo e lentissimo camion della nettezza urbana. -Cosa ci vorrebbe adesso?- si chiese mentre le luci della strada disegnavano strani riflessi sulle lenti. Con tutta probabilità Francis avrebbe volentieri disertato quella surreale assemblea optando per una tranquilla serata steso sul letto; gli venne in mente quella sua ultima estate da studente quando il condizionatore d’aria gli donava anticipi di mare sulle note di Morrisey e Co., invece si trovava ad organizzare un divorzio con la stessa attenzione con la quale, probabilmente, i suoi 30 anni fa avevano organizzato il loro matrimonio. Buffo non c’è che dire. - Ordine del giorno, ordine del giorno - si ripetè ancora una volta, ma i condomini della sua testa uno ad uno avevano lasciato la stanza, chi infastidito chi stranamente divertito, era rimasto solo lui; lui che voleva moderarli e metterli d’accordo e se fosse stato possibile asciugare le lacrime di qualcuno troppo sensibile. Finalmente la seconda gli entrò proprio mentre il camion accostava per tirare su qualche altro kilo di pattume, tirò la marcia sino a sentirla languire, la puzza era ormai alle spalle, i suoi si sarebbero lasciati, lui forse avrebbe avuto dei seri grattacapi, ma nulla in confronto alla lettera che l’indomani avrebbe dovuto fare all’assicurazione per conto di un cliente, erano quelle le cose serie, - rassicurante - pensò, si aggiustò per l’ennesima volta gli occhiali, aveva trovato un ordine del giorno meno ostico, erano altre le cose importanti, dovevano essere altre, se ne convinse e poi l’aria era di nuovo respirabile, tutto avrebbe assunto un senso diverso col tempo, infondo non era mica il primo a vivere una situazione del genere. Finalmente la sua auto poteva procedere spedita nel ritrovato vuoto della notte, superò la curva dalla quale il lungomare pareva una stretta lingua di luci e d’improvviso si ritrovò davanti un altro di quei pigri camion verdi. La puzza era la stessa, ma la sua insofferenza era svanita. Decise di fermarsi e di attendere che la strada si facesse nuovamente sgombra, cercando una vecchia stropicciata Marlboro nello zaino riprese a pensare alla sua folle “assemblea emotiva” ed ebbe paura. Si accese la malridotta compagna di viaggio e se la lasciò a bruciare tra le dita: - forse quella stupidità è genetica, forse anche io vivrò la stessa squallida trafila -. Con un’ampia boccata ritrovò la calma e un po’ di chiarezza di pensiero, il domani era dietro la porta, dietro la curva, dietro tutti quei pensieri così definitivi, era ancora giovane e abbastanza ingenuo da sperare ancora che alla base di tutto ci fosse un senso superiore, o comunque un Dio non completamente sordo e cieco ed in grado, bene o male di rispondere a tante domande apparentemente senza risposte. Si stava facendo tardi, rimise la macchina in moto, non c'era più nessuno per strada, nessuna puzza nauseabonda, solo un sottile senso di smarrimento, eppure era certo di una cosa: i suoi se la sarebbero cavata e anche lui. CLICCANDO QUI! |
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