PROSPETTICA
by Roberto Miele

Preferirei guardare i discontinui ed insignificanti aspetti dell'evenemenziale, le cui modalità ascrivibili al gioioso abracadabra di un continuum com-memorativo eludono le ellissi di cui pure potrebbe essere in grado questa penna, rischiando però un abuso, quale l'auto-legittimazione, appunto riscontrabile in tante virgole e parentesi e trattini, per non accennare, se bene lo stia già facendo, ai pleonasmi o comunque alle formule ad nauseam, sempre care alla voce quanto più intimidatorie, da che sembra denuncino una sorta di inverabile coesistenza del binomio iteratio/variatio previo l'obnubilamento del secondo, laddove invece questo non verrebbe, se non percepito, distinto con minuzia filologica, quanto basta almeno a comprovare in accordo con qualcuno, la validità delle differenze qualitative, preferirei guardare i discontinui ed insignificanti aspetti forse erroneamente ascritti alla specie dell'evenemenziale, non come se fossero elementi di disturbo, quali ad esempio le dita aggraticcianti i cunei che sbucano da chissà quale remota remora (e se altrimenti, dunque ottuse), benì come se impalato alla finestra, immune caso mai da torpori discenditivi, la cui facoltà, se meramente ipotetica, sarebbe di cattivo auspicio, o Muse!, tollerando parimenti quei clichè sull'ignoranza dispensatrice di felicità (che ignoro) e sulla saggezza dianoetica, cui si ha il diritto di chiedere "che ridi?", emblemi dell'odierno e conclamato sincretinismo.
Pure la luce dovesse esaurirsi, sarei là, con la pila nel palmo orbitante ad indagare, proprio non sperando granchè, qualcosa di simile, tanto si piega e si spezza l'affezione, alle orme (fino al fiume, e dopo farò un bagno).


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