RACCONTO IN CUI NESSUNO SI RACCONTA
by Roberto Miele
Chi vi racconta questa storia è di natura decapode, per quanto pochi possano emularne la postura e non soccombere, né dire di aver visto il testimone.
Se mai veleno crebbe nella coda, se il narratore fosse suo malgrado il testimone, si potrebbe allora supporre non del tutto infondata quella tesi per la quale la natura può ubbidire alle leggi del silenzio.
Siccome non è affatto l’ora di dimostrarlo, ci si attenga solo a ribadire, una volta per tutte, quanto pesi l’elitropia della tesi suddetta, non tanto perché occorra sbarazzarsene talora, se pure il testimone sia l’unico ad averne costante bisogno, al patto di una pessima vertù, quanto perché del bene ci si può stufare, della verità mai.
E a dirla tutta, se colui che vi racconta questa storia fosse almeno capace di giurarla, che poi è un modo come tanti di non dire io, allora che motivo avrebbe di tramandarsi?
Qui, invece, abbiamo a che fare con un testimone che non racconta, e che può, in virtù di questo rifiuto o handicap, tramandare qualcosa; e di un narratore, avulso da ogni principio di testimonianza, che racconta solo in virtù dell’immortalità concessagli dai dadi.
Capitò al narratore e al testimone di incontrarsi?
Non è dato saperlo. Dai fogli scampati allo scriba si arguisce a malapena che uno dei due balbettava davanti allo specchio, ché forse osservandosi, se mai ne ebbe il tempo, doveva riconoscere una bella differenza tra ciò che aveva pensato e quanto lo specchio era in grado di confutare, e quanto avrebbe allora voluto ricredersi e dunque lo specchio impassibile lì.
Già, lo scriba. Ben poche le notizie disponibili. Purtroppo.
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