Carla Buccino »
Scorcio d'Africa
Sono le 15.01. Giulia sale sul treno e si prepara per la partenza. Carica il bagaglio rosa, controlla il posto, spera sia uno di quelli singoli vicini al finestrino, lo è; non vuol nessuno scambio con altri passeggeri, stavolta proprio non le và. In questo viaggio deve e vuole pensare.. non vuole perpetrare l’antico schema personale di corrispondere agli altri nei gesti, nelle parole, negli occhi.
Giulia stavolta vuole solo Giulia. Vuole “abbracciarsi” nelle due
ore che la separano dalla sua nuova vita; non ha portato riviste, né il libro che tanto la stava appassionando, spegne il telefonino che comunque non avrebbe squillato e decide di passare tutto il tempo a guardare dal finestrino. .
“Gli accompagnatori dei passeggeri sono pregati di scendere. Il
treno partirà tra pochi minuti e la chiusura delle porte sarà immediata”..
Giulia non ha accompagnatori ... volutamente ha scelto di arrivare da sola in stazione perché odia gli addii ai binari; prima, molto prima,
li amava perché le davano un senso di non-chiusura, di continuità, insomma non erano addii ma arrivederci. Stavolta non è così, lei non tornerà sui suoi passi e sulle sue decisioni, lo sa bene e ha scelto di cominciare da sola, da unica protagonista, la sua nuova avventura. .
Tutto si chiude, il treno parte e il rumore dei binari sulle rotaie è l’unico sottofondo possibile, il più rassicurante. Significa
tanto quel rumore.. significa autonomia e riappropriazione di uno spazio fisico e mentale che si era perso nei meandri di una storia sbagliata..
Le 15.13.. il treno è diretto a Roma e non fa fermate intermedie.. sembra la parabola del viaggio di Giulia verso la sua vita: non ci sono mediazioni, né compromessi.. Non ci sono sconti sulla decisione presa.. la via sarà diretta come il suo treno..
Sui vetri dei suoi grossi occhiali scuri scorrono velocemente le immagini del mondo fuori.. di quel mondo fuori dalle rotaie. Prima le tante stazioni di passaggio.. Via Leopardi, Campi Flegrei e poi, l’indimenticabile golfo di Pozzuoli. Giulia vorrebbe serbare del
suo vecchio capitolo di vita solo quei pochi metri e una piccola parte del suo cuore desidera un fermo immagine.. Adora quello scorcio fra due palazzi nel quale s’intravedono le acque partenopee.. da sempre quel pezzo di mare le ha dato calore, l’ha fatta sentire protetta
dalla natura.. E anche stavolta, sebbene voglia arrivare il prima possibile a toccare con mano ciò che la aspetta, desidera che quel momento sia eterno, immutabile, unico e che il treno si fermi lì a contemplare con lei la meraviglia del sole sul mare tra i due palazzi.
15.23 Giulia pensa, ricorda, sente: esce fuori dal suo corpo, si alza
e si osserva dall’esterno.. osserva i propri pensieri, i ricordi e si appresta a farsi compagnia..
Ripensa a tutte le motivazioni che l’hanno spinta a prendere quella decisione.. pensa a suo padre che quando ha saputo non l’ha guardata negli occhi per due settimane, lei avrebbe voluto piangere ininterrottamente ma come sempre non ci riuscì: suo padre aveva sperato ben altre cose per Giulia, che lavorasse nell’azienda di famiglia e che s’impegnasse per il benessere parentale.. Lei invece dopo tanta sofferenza ed egual confusione aveva deciso di seguire le proprie inclinazioni e di accettare la proposta di Fabio,
il suo amico romano, di rimettere a nuovo un casolare poco lontano dalla capitale e di creare una casa-famiglia per persone con disagi psico-motori. Certo la strada era dura e faticosa: zero garanzie,
denaro scarso.. ma un bagaglio rosa di speranze.. di sogni e di aspirazioni.. l’unico investimento che Giulia in quel momento
sentiva di fare..
Giulia pensa, ricorda, sente.. ed ecco nella mente l’immagine di Giorgio.. Cinque anni passati insieme.. anche lì sogni, speranze, aspirazioni.. ma nel NOI e non in Giulia.. Giulia era quella che sognava per entrambi, che progettava vite meravigliose e notti a parlare.. Era lei che sosteneva due cuori e due anime, da sola, mentre Giorgio passava la propria vita a “fantasticare” esistenze che non avrebbe mai avuto.. passava tre quarti delle sue giornate ad essere insoddisfatto dei risultati e delle conquiste. Esisteva solo il
“proprio” e mai il NOI.. al quale costantemente Giulia si dedicava, con amore e dedizione, come quelle matrone africane che, cascasse il mondo, ogni giorno sostengono il peso di centinaia di anfore d’acqua, strumento per dimostrare il loro amore verso prole e famiglia..
Un giorno però Giulia, come una di quelle matrone, sudata e stanca, si ferma, appoggia la pesante anfora per terra.. e cambia rotta.. non va più avanti e torna indietro..
Poche volte tornare indietro risulta essere un progresso.. Beh per Giulia quel giorno lo fu.. andò da Giorgio e forse per la prima volta gli aprì il suo cuore, non urlandogli, come sempre faceva, il
suo amore, ma urlandogli Sé Stessa.. Così gli comunicò la decisione presa: mollare tutto e ricominciare. Giorgio all’inizio fece finta
di non comprendere.. i suoi occhi somigliavano a due stelle cadenti schiantatesi sulla terra: erano spauriti e perdenti, ma allo stesso consapevoli di aver salutato Giulia.. talmente consapevoli che
Giorgio non fece nulla e la lasciò andar via.. e lei non si rigirò..
Giulia pensa, ricorda, sente; il suo cuore sanguina ancora un po’ ma è arrivata a Roma.. vede Fabio.. che profuma incredibilmente di casa e serenità.. d’un tratto ha la certezza che è davvero quello
il suo posto.. la sua strada..
e Piange.. finalmente riesce a piangere.
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