MR.MANI E MS. LEE
by ravi veloo
La scena si apre all’Anagrafe Nazionale, nel piccolo ufficio di un funzionario della direzione. La Signora Lee, una donna attraente sulla trentina, è al telefono...
Signora Lee: Mmm... Si. No, riesco a venire a pranzo tra pochi minuti. Nooo, oggi è abbastanza tranquillo. Le solite cose noiose. Cosa credi che possa mai succedere (legge ad alta voce in modo pomposo) all’Anagrafe Nazionale? Solo rinnovare una carta d’identità dopo l’altra... Si, lo so, devo mandare in giro qualche curriculum. Ho veramente bisogno di cambiare. (Improvvisamente parla in fretta). Okay, caro, ci vediamo al ristorante cinese al piano terra... Non fare tardi. Io sarò puntuale... Devo andare adesso. Ho un’altra chiamata. Non ti preoccupare, non sarò in ritardo. Ciao. (Prende l’altra chiamata). Sono la Signora Lee. (Ascolta). Cosa? Cos’è, impazzito? (Guarda l’orologio): Okay, posso riceverlo per qualche minuto. Senti comunque chiama la sicurezza e chiedigli di mettere un uomo fuori del mio ufficio. Se chiamo, che venga subito. Capito? Ok fallo entrare.
(La Signora Lee si alza e si stira mentre aspetta il visitatore. Guarda ancora l’orologio. Bussano alla porta. La signora Lee si siede).
Signora Lee: Avanti! ( Il guardiano della sicurezza entra, seguito da Mani, che è vestito con una camicia, cravatta e pantaloni costosi di gusto classico. Il guardiano lo osserva con sospetto. La signora Lee si rivolge al guardiano). Mi dà un paio di minuti?
Guardiano: Okay, signora aspetto qui fuori (Dà a Mani un’ occhiata d’avvertimento ed esce).
Mani: Buon giorno. Mi chiamo J. Manivannan.
Signora Lee: Si sieda Signor Mani...?
Mani: Manivannan. Mi chiami pure Mani.
Signora Lee: Io mi chiamo Lee. Sono un funzionario di questo ufficio. In che modo posso aiutarla?
Mani: Gli impiegati di là non glielo hanno detto? E’ molto semplice. Voglio cambiare razza.
Signora Lee: Sì, me l’hanno accennato. Vuole sedersi e spiegarmi cos’è questa storia?
Mani:(Sorride mentre si siede). Certo. Gli impiegati allo sportello sono troppo stupidi per capire, quindi mi hanno subito bollato come un pazzo o un piantagrane. Gente come lei, invece, probabilmente, vede le persone come me come una sfida. Magari un modo per aiutarla ad ammazzare il tempo? Va bene allora, giochiamo.
Signora Lee: Cosa vuole veramente signor Mani? Ho solo cinque minuti.
Mani: Gliel’ho già detto. Voglio cambiare razza.
Signora Lee:: Davvero? E di che razza vuole diventare?
Mani: Voglio essere cinese.
Signora Lee:(Ride). Come me?
Mani: Non so. Lei è cinese?
Signora Lee: Non si vede?
Mani: No. Come si fa a sapere se lei è cinese?
Signora Lee: Non crede ai suoi occhi?
Mani: Beh, vede, nel nord dell’India ci sono donne che le assomigliano molto ma si vestono con il sari, pagano la dote, parlano la lingua indiana. Direbbe che sono cinesi?
Signora Lee: Beh, loro forse si definiscono indiane ma sono di stirpe cinese.
Mani: Stirpe. Cos’è questa stirpe?
Signora Lee: Se sembrano cinesi, vuol dire che sono di stirpe cinese.
Mani: I giapponesi a me sembrano cinesi. Ma si offenderebbero non poco se li chiamassi cinesi.
Signora Lee: Non ho detto che le sue donne indiane siano cinesi. Possono essere definite indiane adesso. Ma la loro stirpe genetica è cinese, come la mia.
Mani: Suppongo, Signora Lee che lei voglia dire razza, giusto? Ma io non so che cosa sia la razza. Può spiegarmelo?
Signora Lee: Non mi piacciono le persone che fanno una domanda quando conoscono già la risposta.
Mani: Giuro che non lo so. La prego me lo spieghi. Cos’è la razza?
Signora Lee:(Guarda l’orologio in modo marcato). Beh, guardiamo nel dizionario. Dunque, secondo il mio Oxford (legge la definizione ad alta voce e lentamente) Razza: ognuna delle numerose suddivisioni del genere umano con caratteristiche fisiche comuni, specialmente il colore della pelle, il colore e il tipo di capelli, la forma degli occhi e del naso, per esempio i Caucasici, i Mongoli, e i Negroidi.
Mani: Okay, questo l’abbiamo già detto. L’India è semplicemente un esempio dove abbiamo delle persone che sembrano (alza le mani e muove gli indici e i medi verso il basso per indicare le virgolette sulle classificazioni che seguono) "Caucasici", "Mongoli" e "Negroidi", ma sostengono di appartenere tutti ad un unica razza.
Anche il suo Oxford direbbe che sono tutti indiani. E anche se il suo Oxford non fosse d’accordo sul fatto che tutti gli indiani appartengono a un’unica razza, ci sono 800 milioni di indiani pronti a sostenerlo. Signora Lee, questo significa quasi un quinto della razza umana. Un esercito di scienziati, antropologi ed etimologisti pronti a dire al suo Oxford di andare al diavolo.
Signora Lee: Beh, qui non siamo in India. E non vedo 800 milioni di persone qui a dirmi che lei è cinese. Al limite direbbero la cosa più ovvia e cioè che lei è indiano. Signor Mani, non ha argomentato in modo molto convincente il suo essere cinese.
Mani: Okay, mi lasci riprovare. Il suo Oxford fondamentalmente dice che la razza è basata sui tratti somatici, giusto? Beh il mio ragionamento è semplice. Non si può classificare una razza partendo dall’aspetto esteriore della persona. Ci sono molti indiani che hanno l’aspetto dei cinesi. Nel nord della Cina ci sono cinesi con gli occhi blu. Nella giungla amazzonica ci sono neri con gli occhi verdi. Micheal Jackson è ancora meglio: può diventare di tutti i colori che vuole. Quindi come ci si può basare sull’aspetto?
Signora Lee: Beh, i tratti somatici riflettono il ceppo raziale di ciascuno.
Mani: E che cos’è questo ceppo razziale di cui parla?
Signora Lee: Avrebbe dovuto studiare meglio l’argomento. Se lo avesse fatto, saprebbe cosa dicono gli antropologi. La stessa cosa del dizionario, cioè che ci sono determinati ceppi razziali da cui le persone discendono. I Mongoli, i Caucasici, i Negroidi.
Mani: Quegli stessi scienziati oggi dicono che tutte queste cosiddette razze vengono da un unico posto l’Africa. L’ho detto sul Time.
Signora Lee: Beh, è vero che se si va abbastanza indietro nel tempo, potremmo essere tutti discendenti da un’unica stirpe. Ma è troppo lontano.
Mani: Troppo lontano per chi? Per questo ufficio?
Signora Lee: Si, per questo ufficio. Ma anche per lei, no? Dopotutto, non è venuto qui chiedendo di essere classificato come africano. Lei vuole essere cinese.
Mani: Ottima osservazione: su questo punto ha vinto lei. Allora, a parte il fatto che non assomiglio a lei, c’è qualche ragione per cui non posso essere classificato come cinese?
Signora Lee: Mi dica che cosa ha lei di cinese?
Mani: Molte cose. Festeggio il Nuovo Anno lunare, mangio sempre cibo cinese, una volta ho avuto una fidanzata cinese. Ho più cose in comune con persone come lei – voglio dire una donna cinese con un’educazione chiaramente anglosassone che vive a Singapore – di quante non ne abbia con gli indiani d’India. E penso che lei abbia più cose in comune con me che con i suoi cugini cinesi in Cina.
Signora Lee: Ci vuole qualcosa di più, Signor Mani.
Mani: Allora mi dica cosa ci vuole, Signora Lee? Vuole che parli in Mandarino? Ho preso delle lezioni. ( Parla in Mandarino: "Come stai? Io sto bene e tu? Bene grazie". Poi torna a parlare in inglese ). Sono certo che col tempo riuscirò a impararlo sufficientemente bene.
Signora Lee: Senta Signor Mani, dovunque andasse a dire di essere cinese, la gente le riderebbe dietro.
Mani:(Guarda il pubblico) Davvero? (Guarda la Signora Lee) Lei può aiutarmi: lo scriva sulla mia carta d’identità.
Signora Lee: Sa che non posso farlo.
Mani: Perchè no? Lei ha questo potere. E’ tutto quello che ci vuole. Pensi ai figli di coppie miste. Come fa il suo ufficio a decidere di che razza sono? Guardate la razza del padre, no? (Lei fa un segno di assenso). Ecco: cosa c’è di più arbitrario?
Signora Lee: E’ la prassi accettata da tutti.
Mani: Certo che lo è. E chi decide cosa è accettabile?
Signora Lee: Signor Mani, non so a che gioco stia giocando, ma non superi il limite.
Mani: E perché? La mia è una richiesta molto semplice e immediata. Voglio solo cambiare razza. Un tratto di penna. Un paio di battute sulla tastiera del suo computer ed è fatta.
Signora Lee: Non c’è niente di immediato in tutto questo, Signor Mani, e lei lo sa. Mi dica qualcosa di sè, Signor Mani. Chi è lei in realtà? Qualcuno del Ministero mandato a farci l’esamino per il "Mese della Cortesia"?
Mani:: (Ride) No, niente di tutto ciò. Sono un’artista. Vivo in un appartamento di cinque locali a Chai Chee. Vivevo con mia madre, ma recentemente è scomparsa.
Signora Lee: Sono spiacente.
Mani: Grazie. Ma mi sento sollevato, ora. Non devo rendere conto a nessuno. Posso scegliere di essere quello che voglio. Quando era ancora viva continuavo a lavorare come antropologo.
Signora Lee: Lei era antropologo? In che anno si è laureato?
Mani: Ho studiato a Cambridge. Ho lasciato il mio posto di insegnante per diventare artista. Per arrivare alla fine del mese, posso affittare le camere libere dell’appartamento. Sono un tipo regolare come può vedere.
Signora Lee: E cosa dipinge?
Mani: Oli, dipingo oli.
Signora Lee: Vuol dire colori? Arte astratta?
Mani: No; sono dipinti molto letterali. Lei sa cosa c’è dentro un tubetto di colori a olio? L’olio stesso? Ecco, è quello che dipingo io: oli.
Signora Lee: Come fa a dirlo?
Mani: Vuol dire...
Signora Lee: Si, gli oli. Se semplicemente mette oli su tela allora non fa che disporli sulla tela. Come diventa arte?
Mani: Nello stesso modo in cui definisce la mia razza. E’ solo un concetto. E’ un’opinione.
Signora Lee: Dovevo immaginarlo. Lei è un uomo strano, Signor Mani. (Alza le mani per fargli segno di non interromperla) non si offenda se glielo dico. Ma non mi ha ancora detto perchè vuole cambiare razza.
Mani: E’ davvero molto semplice. Voglio far parte della maggioranza.
Signora Lee: Perchè?
Mani: Beh, è sempre meglio. Se fossi negli USA, vorrei essere Caucasico. Se fossi in Giappone, vorrei essere giapponese. Se fossi in India, vorrei essere indiano. Dato che sono a Singapore, voglio essere cinese.
Signora Lee: Cosa c’è che non va nel far parte di una minoranza?
Mani: Ha i suoi pro e i suoi contro. Ma per una questione di principio preferirei far parte della maggioranza.
Signora Lee: E di che principio si tratta?
Mani: E’ la legge di Mani: quando sei a Roma, sii romano.
Signora Lee: Perchè ho l’impressione che stia recitando un copione?
Mani: Non ha sentito? Tutto il mondo è un palcoscenico. No, ho solo riflettuto un pò prima di venire qui. Vede, sono un antropologo, quindi so di cosa parlo.
Signora Lee: Non c’è bisogno di essere sarcastico, Signor mani. Mi lasci chiedere una cosa: non è orgoglioso della sua razza?
Mani: Ecco una domanda interessante. Se dico che sono orgoglioso di essere indiano, che cosa ho fatto esattamente per esserne tanto fiero? Io e lei siamo nati cinesi o indiani per puro caso. Quindi che cosa c’è da essere orgoglioso, come se avessimo compiuto qualcosa di grande?
Signora Lee: Voglio dire che lei dovrebbe essere fiero degli indiani.
Mani: Certo che sono fiero degli indiani. Sono fiero anche dei cinesi. Sono fiero di ogni cosiddetta razza sulla terra. E allora che significa? (Bussano alla porta e il guardiano entra).
Guardiano: Signora Lee...
Signora Lee: Non ora Samy. La chiamo io se ho bisogno.
Guardiano: Ok, Signora, mi scusi! (Rivolge un’occhiata a Mani prima di richiudere la porta).
Mani: Vedo che ho catturato la sua attenzione.
Signora Lee: (Prende in mano un modulo). Questo è il modulo che bisogna riempire per apportare qualsiasi modifica alla carta d’identità. C’è una colonna per il cambio di indirizzo: non ci sono colonne per il cambio di razza. Lei provi pure. Faccia una nota separata e la alleghi a questo modulo. Ma, ad essere sincera, non credo che otterrà granché.
Mani: Se lei accetta il mio punto di vista, perchè non dovrei riuscirci? Lei accetta il mio punto di vista, no?
Signora Lee: Diciamo semplicemente che ho una mente aperta. I miei studi dicono che lei sbaglia ma i miei studi fanno anche si che io sia interessata a quello che dice.
Mani: Di che studi sta parlando?
Signora Lee: I miei studi nella scienza dell’antropologia, Signor Mani. Capisco cosa stia cercando di dire; per questo sono stata paziente con lei. Ma si sbaglia. Sta suggerendo che non c’è differenza tra razza e cultura, vero? Ma c’è una differenza. La cultura è un insieme di costumi e credenze. La razza è un fatto scientifico. Le dirò una cosa, Signor Mani. Ha visto i giornali di oggi? C’è un articolo che dice che tra i bambini di Singapore, quelli indiani sono più alti di quelli cinesi, e quelli cinesi sono più alti di quelli malesi. Vede? Questo è quello che intendo io per differenza razziale.
Mani: Potrebbe dipendere semplicemente da quello che mangiano. E quello che mangiano ha molto a che fare con la loro cultura. Queste cosiddette differenze scientifiche possono venire dall’educazione, Signora Lee. Sa, il suo dizionario Oxford dà anche un altro significato alla parola razza che lei non ha letto.
Signora Lee: Allora lei sa cosa significa razza!
Mani: No, no, non lo so. Leggo quello che dice l’Oxford, ma questo non chiarisce affatto le cose. Guardi.
Signora Lee:(Gli dà il dizionario). Guardi lei.
Mani: Razza: "usato genericamente per un gruppo di persone con cultura, storia e linguaggio comuni". Beh, suona proprio come noi due, Signora Lee.
Signora Lee: Lei non è nato in Cina, vero?
Mani: No, e lei?
Signora Lee: No, ma i miei genitori sono nati li. Ho antenati cinesi.
Mani: E se va indietro un pò nel tempo io e lei abbiamo avuto antenati africani in comune. Mi sembrava che ne avessimo già parlato.
Signora Lee: Non c’è niente di africano in me. I miei valori sono cinesi.
Mani: E che valori sarebbero?
Signora Lee: Il mio sentirmi cinese.
Mani: E che cos’è questo sentirsi cinese?
Signora Lee: La mia.. familiarità e..... identificazione con la mia cultura....e le mie tradizioni.
Mani: Davvero lei segue così tanto la cultura e le tradizioni cinesi?
Signora Lee: Magari non le seguo molto, ma ne sono consapevole.
Mani: I cinesi sono così tutti uguali, Signora Lee?
Voglio dire lei ne parla come se fossero così omogenei. Un cinese mussulmano è davvero così simile a un cinese buddhista?
Signora Lee: In linea di massima abbiamo la stessa cultura.
Mani: Beh, in linea di massima noi (indica con un gesto lei e sé stesso) abbiamo la stessa cultura. Come ho detto prima, penso che lei sia molto più simile a me che a un contadino in Cina. Lei è diversa da me, certo. Ma lo sono anche molti dei miei amici nel nord dell’India. Però lei dice che io e loro siamo della stessa razza, mentre io e lei no. Sono così deluso. Mi lasci solo dire che magari non conosco la cultura cinese bene quanto lei, ma probabilmente conosco la storia, l’arte e la musica cinese meglio di un contadino in Cina. Perchè non mi lascia entrare nel suo club, Signora Lee?
Signora Lee: Può imparare tutto quello che vuole su i cinesi, Signor Mani, ma non potrà mai essere cinese.
Mani: Perchè no? Quando lei dice di sentirsi cinese non sta parlando di un modo di vita? Un modo di vita fatto di tradizioni, credenze e costumi...? Come la religione. Mettiamola in questo modo: Se posso cambiare religione perchè non posso cambiare razza? Voglio dire, se cambio religione cambia tutta la mia visione del mondo. Cambia il mio concetto di ogni cosa dell’universo. Me lo lascereste fare senza pormi domande. Perchè allora non posso essere cinese?
Signora Lee: Beh, allora dimostri il suo sentirsi cinese. Può imparare il mandarino certo, ma non è la sua lingua madre?
Mani: Il mandarino è la lingua madre?
Signora Lee: Certo che lo è.
Mani: Sua madre lo parla?
Signora Lee: No, mia madre parla Hokkien. Signor Mani, lei sta lottando contro qualcosa che è un istinto di natura. Non crede che le persone saranno sempre legate alla razza?
Mani: Ma è proprio vero? Voglio dire, negli ultimi 50 anni abbiamo vissuto con la minaccia di una guerra nucleare tra persone della stessa "razza". I bianchi americani e i russi con gli occhi azzurri, il Pakistan e l’India, la Corea del Nord e quella del Sud. Quando i giapponesi invasero Singapore ad avere la peggio furono i cinesi, non i malesi o gli indiani.
Signora Lee: E le rivolte a sfondo razziale?
Mani: Le rivolte a sfondo razziale, giusto. E’ questo il pericolo, vero?, quando si spinge la gente all’ignoranza su una questione così emotiva. Ci sarà sempre qualcuno che presto o tardi si approfitterà della tua ignoranza. Mi dica, che cos’è l’uso della razza? Che cosa ci ha mai portato se non razzismo e problemi? Non abbiamo un modo migliore di unire la gente che non sia la razza?
Signora Lee: Tutti hanno bisogno di un’identità, signor Mani.
Mani: Certo. Quindi ognuno sceglie la propria identità. Io, sono sempre cauto quando qualcuno viene da me e mi dice di ricordarmi di che razza sono. Mi chiedo perchè se ne preoccupi tanto.
Signora Lee: Beh, mi dispiace di non averla convinta a lasciar perdere questa folle impresa. Qui comunque c’è il modulo. Vada da un notaio e dichiari sotto giuramento di essere cinese, e ripartiamo di lì se è seriamente intenzionato ad andare avanti. Si ricordi solo che mentire sotto giuramento è un reato grave. Se la portano in tribunale potrebbe dover rispondere alla legge unicamente in base ai criteri esistenti. Dovrebbe parlare con un avvocato prima.
Mani: Devo solo riempire il modulo eh?
Signora Lee: Esatto.
Mani: Beh, è stato interessante.
Signora Lee: Signor Mani, diceva la verità quando ha detto di essere un artista e che prima era un antropologo e tutto il resto?
Mani: Beh, che mentissi o no, risponderei comunque di si non le pare?
Signora Lee: Si crede furbo, vero, Signor Mani?
Mani: Non sia dura con me, Signora Lee. Capisco che sta solo facendo il suo lavoro. So anche che non era obbligata a essere così paziente con me. So quanto lei sia potente. Dopo tutto, ha anche il suo cane da guardia personale (indica la porta con la testa).
Signora Lee: Anche lui sta facendo il suo lavoro.
Mani: Forse un giorno potremo incontrarci come due comuni esseri mortali senza etichette.
Signora Lee: Sa una cosa?... Sto andando a pranzo con mio marito. Perchè non si aggiunge a noi?
Mani: Dice sul serio?
Signora Lee: Si.. si. La prego (prende la giacca e lo conduce verso la porta) sarà felice di incontrarla. Ama le discussioni.
Mani: Davvero? Credevo che fosse una prerogativa degli indiani.
Signora Lee: E’ indiano (Mani fa una faccia molto sorpresa). Venga, andiamo. Siamo in ritardo.
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