QUANDO MARIA CANTAVA
by sandro taverniti

La famiglia di Maria era abbastanza in vista nel paese, non perchè ricca di denari o di terra, ma perchè laboriosa in tutti i mestieri: muratori e falegnami i maschi; tintore, sarte e tessitrici, le femmine.
I lavori venivano retribuiti prevalentemente in natura; i soldi erano scarsi anche nelle tasche dei ricchi del paese. Esose erano le tasse, numerosissime le bocche da sfamare, fermi i commerci: tabacco e sale e qualche rara spezia, considerata un lusso, le uniche merci non soggette a baratto.
La chiesa scandiva sicura con i suoi riti il tempo dei lavori; dettava i giorni del lutto e quelli della gioia: ammoniva e confortava. L'organo e le campane gli unici suoni presenti. I massari e le loro zampogne perennemente al pascolo si udivano di rado: per la veglia di Natale, per la festa del patrono o per qualche matrimonio di riguardo.
Maria era la prima a correre in chiesa. Sveltissima si rifugiava in quell'unica oasi di riposo, lontana dal bucato, dalla casa da rassettare, dai fratellini da sorvegliare, dalla cucina, dalla legna da raccogliere, dal pane da impastare forte coi piccoli pugni, dal fuso e dal telaio.
Una o più faccende insieme per tutta la giornata in casa, o andare in campagna nella vigna o per le olive. Neanche la malattia era sempre dispensatrice di riposo e di cura: a volte Maria non era creduta, o c'era tanto da fare che nessuno poteva permettersi di sottrarsi al lavoro; nemmeno per la malattia!
E le giornate erano per Maria sempre un più pressante esame non superato. Al fiume i panni le sfuggivano di mano e senza l'intervento delle sorelle, certo la corrente se li sarebbe portati via. L'acqua del bucato non era mai bollente, nè la cernita della cenere sufficiente. Se minestre abbondavano o difettavano di sale, spesso smisuratamente. Il pane non bene impastato lievitava difforme.
Maria non era stupida, Maria sognava con in testa la musica d'organo ed in gola una voce alta e pulita, invidiata dallo stuolo delle suore. Tutti i canti delle funzioni ella conosceva, perchè imparava senza fatica un canto nuovo non appena l'udiva, e, nelle ore di lavoro lo cantava ripetutamente!
I fratelli, quando il canto era assai triste o Maria lavorava particolarmente male, la zittivano bruscamente e per il resto della giornata la sfottevano pesantemente.
Maria era però certa di saper cantare e ancora di più lo divenne quando dal servizio militare tornò il figlio di un compare che le portò parole e spartiti delle più belle canzoni napoletane del tempo.
Maria compitando a fatica imparò tutto di nascosto, e, quando in una notte chiara e fredda d'inverno sotto la sua casa s'alzò una serenata, esplodendo nell'assoluto silenzio della notte, riconobbe con le canzoni la voce del figlio del compare e le prime forti strette al cuore.
Per toglierle i grilli dalla testa, Maria fu fatta sposare al primo "partito" adeguato.
Tra il marito, la nuova gravidanza e i cinque figli, in chiesa andava assai di rado nè poteva pensare al figlio del compare, sparito dopo tre o quattro serenate di sdegno affogate nel vino.
Some pesanti, il marito e il lavoro, non soffocarono del tutto la sua voglia di canto; s'incrinò solo la sua voce roca ed amara fino ad uno strazio. Qualche volta, come una ferita riaperta un bisogno insopprimibile le cresceva dentro, e, allora, in chiesa soprattutto cantava.
Ora Maria s'è fatta anziana assai, ha la pensione minima e nessun problema reale per i suoi semplici bisogni.
Solo quando può racconta che sapeva cantare, che il lavoro era solo fatica, che amava il figlio del compare e che sente la vita andare via con dentro inevasa una voglia di canto.
Questo racconta Maria, solo questo, quando trova qualcuno che l'ascolta.


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